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normativa europea


In cosa consiste il limite di irradianza (ovvero di luce e quindi di potenza del solarium) di 0,3 w/m2? Cosa significa? In che modo questo valore inciderà sugli affari dei solarium? Sono queste alcune delle domande a cui cercheremo di dare una risposta.



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 (Per informazioni sintetiche: Centro Abbronzatura - Cosa sapere)

Il limite di irradianza: un importante passo verso la professionalità.spettro ultravioletto


Il nuovo limite, richiesto dal comitato scientifico europeo, è stato interpretato da molti come un fatto negativo, un limite restrittivo e fastidioso. La realtà però è che il limite è tale solo per le aziende più piccole e meno professionali che realizzano le macchine con criteri artigianali. Per tutti i produttori di lampade maggiori la nuova normativa europea si è tradotta in una sfida e in un passo avanti verso la professionalità e l’affermazione di un mercato sempre più importante in Europa e nel mondo. Oltre a ciò il limite di irradianza ha creato un nuovo stimolo nel cercare soluzioni tecniche all’avanguardia in grado di contenere l’irradianza senza per questo diminuire la resa abbronzante.

L’impegno nel creare solarium performanti.


Ma come è possibile, con i nuovi limiti, creare macchine che abbronzino tanto quanto prima mantenendo gli stessi tempi d’esposizione? La risposta sta nella natura e nell’energia trasportata dai raggi ultravioletti dei solarium. Come molti sapranno la luce ultravioletta di divide in tre tipi: UVA, UVB e UVC. La diversità di questi tre tipi di ultravioletti sta nella lunghezza d’onda della luce. Senza scendere nella fisica teorica però a noi serve sapere come si comportano questi tre tipi di ultravioletti:


UVA: Sono i raggi con la lunghezza d’onda più alta (400-315 nm (nanometri)). Questi raggi hanno una elevata capacità di penetrazione del derma ma scarsa energia (sembra un controsenso ma è così). Il loro potere abbronzante è molto alto ma, grazie alla loro bassa energia, è molto difficile scottarsi con essi.
Oltre il 95 % dei raggi solari è composto da questo tipo di ultravioletti.


UVB: Sono i raggi con la lunghezza d’onda intermedia (315-280 nm). Questi raggi hanno una media capacità di penetrazione del derma e media energia. Più che ad abbronzare tendono a scottare superficialmente ma hanno il pregio di stimolare la produzione di melanina (la sostanza che, annerita, colora la pelle). Sono presenti in alte percentuali nelle macchine a bassa pressione.


UVC: Sono i raggi con la lunghezza d’onda più corta (280-10 nm). Questi raggi non penetrano nel derma ma rimangono a livello superficiale nonostante la loro energia sia molto elevata. Non abbronzano ma bruciano soltanto. Non sono presenti né nelle macchine abbronzanti di vecchia generazione ne nella luce solare che giunge sulla terra (buchi nell’ozono permettendo). Sono usati a scopi medici per la sterilizzazione degli strumenti.


Ora, alla luce di questi fatti, è semplice quale sia la strada da seguire: aumentare la percentuale di raggi UVA a discapito dei raggi UVB. In questo modo l’energia espressa in W/m2 diminuirà senza che per questo aumenti il tempo di esposizione. L’abbronzatura sarà anzi più naturale e meno dannosa risultando migliore di quella delle lampade “old generation”.



La retroattività e le nuove macchine.


Gli sviluppi recenti e il decreto emanato dal Ministero della salute insieme al Ministero dello Sviluppo economico, insieme al comportamento tenuto dalle ASL, hanno evidenziato la necessità di effettuare l'adeguamento di tutte le macchine in circolazione, comprese quelle acquistate prima della entrata in vigore della normativa.

Il Decreto Legge di cui si è parlato il 12 Maggio 2011 invece non ha fatto altro che recepire l'esistente normativa emessa dal CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) e valida a livello europeo che ha stabilito con precisione e chiarezza le modalità d'uso più sicure per l'utilizzo delle lampade abbronzanti.

A livello normativo però la normativa è in vigore ufficialmente dal 1 aprile 2009 e, ad oggi, non ha subito modificazioni ma solo un maggiore riconoscimento a livello legislativo, rendendo l'attuale situazione normativa matura e stabile, con solide base per lavorare professionalmente oggi e nel futuro.

 

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